Loading...

Francesco Bruscia: il nipote di Warhol

Nel riprendere modalità espressive tipiche dell’arte Pop e specie di Andy Warhol, a cui dedica un’intera serie di opere, Francesco Bruscia arricchisce la Fotografia con interventi pittorici che ampliano e reinterpretano l’immagine conferendole nuova vitalità. Se la foto garantisce una vita eterna ma devitalizzata al suo soggetto – che è infatti lo Spectrum, come ha spiegato Barthes – la mano dell’artista le fornisce nuova linfa intervenendo su di essa con acrilici, glitter ed altri materiali pittorici rielaborandola alchemicamente. La trasposizione di queste immagini in uno spazio nuovo, più psichedelico che onirico, le decontestualizza e le rende allo stesso tempo nuovamente contemporanee.

 

Le figure di grandi attori e musicisti, ormai mitiche e consacrate nell’immaginario collettivo, sono così sottratte al flusso disorientante del sistema mediatico, nel quale valgono ormai solo come trademarks, come loghi, senza più rimandare all’aspetto umano del soggetto rappresentato. Allora Charles Mingus, Miles Davis, Dizzy Gillespie e gli altri protagonisti di questa scena non rivivono solo quando si suona il loro jazz (raffinato, cool, allegro…) ma anche grazie al pennello e agli smalti di Francesco Bruscia che consentono a ciascuno di noi – gli Spectatores – di ripensare l’icona, vederla sotto nuove prospettive e rinnovate energie.

di Piero Tommasoni