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Fashion people & beautiful girl

Il fenomeno della Pop Art non si è mai veramente esaurito, al contrario, sembra aver preso negli ultimi anni nuovo vigore tanto da poter essere definito come realtà metastorica. Diversamente da molte altre espressioni dell´arte, tra le quali posso annoverare il Futurismo, la Pop Art resiste ad ogni bordata, ogni tentativo di restaurazione dell´ancien regìme sembra destinato a fallire, poiché il progetto ordito per cambiare il mondo non è ancora concluso. Ecco allora che la parabola di Francesco Bruscia, giovane artista marchigiano, diventa in pochi tratti familiare. La volontà di vivere e celebrare il presente determinano la scelta di immortalare personaggi noti della televisione o del cinema, in una cornice sontuosa e visionaria che, a detta dell´autore, molto deve alle influenze di Andy Warhol. Dall´artista americano, Bruscia mutua la tecnica dello silk screen, come dell´acrilico su tela che riproduce un´immagine fotografica trattata in veste pittorica, manipolata, trasformata secondo una tecnica definita come “bricolage”: ovvero la riutilizzazione, all´interno di un nuovo progetto, di immagini e oggetti aventi all´origine un altro uso o significato, in una logica di riuso, di nuovo consumo.

 

Nel nostro caso l´artista “consuma” una delle molteplici immagini di cantanti e divi del cinema e della tivù, veri e propri oggetti “già in circolazione” ri-figurandoli e ricostruendoli con una fedeltà al modello solo apparente, poiché è evidente che certi particolari vengono ingigantiti ed esaltati a discapito di altri, pur con minime differenze. Così la contaminazione tra arte e mass media trova la sua conciliazione in un prodotto finito, ben confezionato; iconografia di oggetti brillanti, personaggi della scena contemporanea, riflesso della nostra civiltà post – moderna, queste figure interpretano e allo stesso tempo divulgano esattamente quello che noi ci aspettiamo di vedere come individui video - dipendenti: rispecchiano la nostra condizione di perenni spettatori che attendono un sussulto, un moto che risvegli dal torpore. L´artista, sapiente manipolatore, ci mette di fronte soggetti noti che, proprio nella celebrazione della loro fama, denunciano lo smarrimento più che la gioia, la fragilità piuttosto che la sicurezza, messi a nudo, crudamente esaltati da paillettes, lustrini, dagli abiti fantasmagorici e dai gioielli. Bastano pochi particolari per farci intuire un personaggio: un sorriso, la forma di un´acconciatura, la bocca rossa di Marilyn Monroe. L´immagine è così spersonalizzata, assunta come stereotipo seriale, anche se questa sezione del viso dell´attrice americana, assume rapidamente il ruolo di simbolo; di lei basta un particolare per poterla riconoscere, identificare, il soggetto esiste come sola apparenza.

 

Promuovendo una pittura che si fa interprete enigmatica del quotidiano, la superficie è potenziata da glitter, riflessi metallici, smalti, che ne amplificano la bidimensionalità sulla quale risplendono i soggetti, vero proprio plusvalore decorativo, sublime maquillage di divi esotici e nostrani messi in mostra. La carrellata dei personaggi sembra non esaurirsi mai, bellissime ragazze vestite in leopardo accanto a raffinate modelle di Valentino, Michael Jackson e Simona Ventura, esasperazione di femminilità e dettagli fetish, quasi esaltazione di un conformismo sociale che tutti subiamo. Reinventando uno stile, adeguando i mezzi espressivi alle necessità della comunicazione di massa, si proietta il linguaggio artistico in un contesto capace di interagire con diversi linguaggi che alimentano la globalizzazione. Bruscia impone alla “superficialità” della tela il suo tatuaggio, il suo segno distintivo, un´impronta creativa che riscatta l´immagine dal suo oblio.

di Emanuela Mazzotti